mercoledì 7 luglio 2021

PREMESSA

 Iniziare sempre con l'affermare quanto sia per me difficile scrivere, può risultare stancante per chi legge questo blog da anni. Non volendo però in alcun modo rinunciare a questa premessa, sono altrettanto doverose le spiegazioni. Inoltre, non potendo escludere che questi scritti, singolarmente presi, possano essere per voi i primi, riportare questa difficoltà rafforza in chi leggerà la comprensione della difficoltà contro la quale io sto combattendo nello scrivere ed allo stesso modo, il senso del dovere che io sento nel portare a termine qualcosa che non sia di mio gradimento, ma certamente utile alla comunità, pur essendosi la comunità stessa dimostrata, nel corso degli anni, reticente alla comprensione della descrizione di un mondo che sempre più sta andando indietro e non avanti, almeno da un punto di vista culturale, sociale ed economico, ma per essere chiari, non tecnologico. Pesante e pressante è la necessità di descrivere questi fatti che dall'accadimento di quanto successivamente narrato (9 agosto 2020), proseguendo all'inizio di questa redazione (12 ottobre 2020), fino alla definitiva pubblicazione (7 dicembre 2020), risulteranno di poco conto in una scala valutativa superficiale, ma erano, sono e saranno gravi, se qualcuno da quella superficie si premurerà di scendere, anche solo di poco*.

C'è stato davvero un logorio interiore. Pesantissimo.   Devo davvero ancora raccontare di tutte le nefandezze quotidiane che nel corso degli anni, dal 2008 quando ho iniziato La garza ladra, sono solamente precipitare in una voragine di difficile definizione? E pure, sono davvero queste le vicende da raccontare a parole, scritte o orali, o vi è qualcosa di più congegnato che debba essere smontato e che meriterebbe dunque più attenzione? Mi sono posto questa domanda per due mesi, più uno, perché mi sono posto per l'ennesima volta, dopo dodici anni, la domanda di che cosa sia questo mondo, del perché sta andando in questa direzione e soprattutto di quale fosse il mio posto in questo mondo perché, come ho appena scritto, sono dodici anni che scrivo, che descrivo, eppure la direzione, non solo è sempre la stessa, verso il baratro della follia, ma dagli studi effettuati fino ad oggi, e per oggi intendo dire 4 dicembre 2020, è sempre stato così. Non mi credete? Credete in Giovanni Verga? Io no. Però il mio professore di letteratura italiana del liceo ci ha detto: "Munnu ha statu, eni e sarà. - Mondo è stato, è e sarà. - è sempre stato così", Giovanni Verga. Allora uno si chiede, è davvero questo che devo fare? Devo descrivere qualcosa di omeostatico*? Sono davvero gli affari di questi piccoli uomini e piccole donne (gender equity in tutto e per tutto!) che meritano di essere ancora descritti? Sì, ancora. Perché in realtà avevo già deciso di smettere nel 2018. Sì, ancor(meritano). Perché se pesante è il logorio, pesante e pressante allo stesso modo è il sentimento del dovere/diritto di descrivere e separare nettamente le azioni dei piccoli uomini e delle piccole donne, dalle azioni dei, di conseguenza, grandi uomini e grandi donne (gender equity in tutto e per tutto...). E se permettete, ma anche se non permettete, io appartengo a questa seconda categoria, che mi è costata denaro, energie, salute e tempo.
    Questo scritto, in modo non voluto, anticipa, anzi toglie tempo, energie, ma fortunatamente ne rafforza il significato, ad un altro, ritenuto più importante, ma forse solo dal sottoscritto: Lettera alla cara Fiammetta BorsellinoIl titolo invece, Amici giornalisti, è il secondo scelto. Si è passati dal prendere in prestito satiricamente il titolo del brano di Giorgio Gaber, Destra-Sinistra, già satira di suo, al più pertinente, satiricamente parlando, Amici giornalisti. Anche se, durante la redazione, la tentazione di metterli entrambi vi è stata. Amici giornalisti, in realtà, è un termine preso da un tweet della giornalista Gaia Tortora, che appunto chiedeva ai suoi (generici) amici giornalisti, se quella data situazione non risultasse surreale. Quale data situazione? Considerate che le da me date situazioni che leggerete qui, seppur definite obsolete a causa del trascorrere dei quasi quattro mesi totali, saranno sufficienti a farvi scoppiare la testa, perché aggiungerne altre? Per cosa siano oggi i giornalisti, lette quelle parole mi è sembrato di fare un parallelo con "Amici miei", il film di Pietro Germi, con la regia di Mario Monicelli; la famosa scena dove i protagonisti prendono a schiaffi i passeggeri del treno. Ecco, loro, i giornalisti, che sembra non abbiano capito un tubo del ruolo che abbiano, si divertono a dare schiaffi a noi pubblico, attraverso le scemenze, le notizie manipolate e le diatribe a mezzo stampa. Proprio il 27 novembre 2020, lo scontro triangolare Feltri-Boldrini-Feltri. Perché ormai Twitter è il giornale e il giornale è Twitter. E i tribunali? I tribunali sono i talk show politici, e non.
Credo che come premessa possa bastare, mi auguro risulti allettante non solo per tutte le menti eccelse citate successivamente.


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